Avere sempre ragione, la Sindrome di Aristotele

da | Psicologia

Quante volte ti sarà capitato o meglio dire, quante volte ti capita, a lavoro, in famiglia o ad un aperitivo con amici di trovare una persona che vuole sempre aver ragione, che è convinta di avere sempre la ragione. La cultura popolare ha dato un nome a questa sindrome, è la sindrome di Aristotele, il complesso di superiorità.

sindrome di aristotele

È bene precisare che questa sindrome non ha alcun inquadramento scientifico e cioè non rientra in un preciso disturbo della psicologia o della psichiatria; si tratta di una serie di caratteristiche che accomunano tutte quelle persone che, appunto, ritengono di saper tutto.

Sindrome di Aristotele – Le origini

Questa definizione ha origine lontane. Aristotele fu infatti allievo di Platone e dopo averlo seguito in tutto e per tutto iniziò a cambiare. Aristotele inizio a diventare famoso e, dopo aver sviluppato una personale dottrina, finì per allontanarsi da Platone al punto da prendere le distanze anche dai suoi insegnamenti.

aristotele a platone

Aristotele aveva la tendenza a voler avere sempre ragione, per questo arrivò al punto di affermare che i discorsi di Platone mancavano di fondamento. Da qui la convinzione d’aver ragione.

Il Complesso di superiorità

Si tratta di individui con problemi di autostima e con un narcisismo esagerato, anche se non affetti da un vero e proprio disturbo narcisistico di personalità.

Sono dotate di un Ego smisurato, scarsa empatia e grande incapacità di mettersi in dubbio e a confrontarsi con gli altri; le persone che soffrono del complesso di superiorità non riescono a liberarsi dall’ossessione di essere i migliori e di doverlo continuamente dimostrare a sé stessi e a tutti, ma soprattutto a sé stessi, a causa di una profonda insicurezza e inadeguatezza.

vignetta ammetto di avere ragione

La sindrome di Aristotele, le caratteristiche

Il complesso di superiorità coinvolge qualsiasi ambito della vita: credere di essere eccellenti nel lavoro, nei rapporti con l’altro sesso, nella gestione della casa o del denaro, di possedere la conoscenza assoluta in ogni materia.

Generalmente chi soffre di questa sindrome è estremamente sicuro di sé e delle proprie capacità e, di conseguenza, convinto di aver ragione sull’argomento in cui ci si sente padroni, considerato anche un bias cognitivo, ( bias di Conferma), perchè tendiamo a cercare e considerare solo le informazioni che confermano le nostre convinzioni preesistenti, ignorando o minimizzando quelle che le contraddicono. 

La prima caratteristica di chi è affetto dal complesso di Aristotele o altri disturbi di questo genere è l’inconsapevolezza. La persona non si rende conto di avere questo disturbo e, se lo nota, lo interpreta in maniera totalmente diversa.

Ad esempio, pensa di essere del tutto normale o di avere validi motivi per comportarsi in quel modo.

Chi è affetto da Sindrome di Aristotele presenta i seguenti “sintomi”:

  • Ossessione di saper tutto;
  • Ossessione di dover primeggiare in qualsiasi discussione;
  • Mancanza di ascolto attento ed attivo nei confronti del suo interlocutore;
  • Comunicazione e confronto con modalità aggressive;
  • Discussione ad oltranza finché non gli viene riconosciuta la sua ragione e quindi affermata la sua superiorità;
  • In caso di mancato riconoscimento delle sue ragioni tendenza ad innestare la polemica e in alcuni casi il litigio.
  • Vogliono sempre aver ragione e per timore che qualcuno possa disporre e render nota un’idea migliore della loro tendono ad essere costantemente polemici, infastidendo gli interlocutori con profonde e pesanti dissertazioni.

Attenzione: il complesso di Aristotele, non vuol dire che la persona “affetta” abbia necessariamente torto o parli senza cognizione di causa. A volte sono anche persone molto colte, ma che non sono in grado di gestire il proprio sapere verso il prossimo, (bella frase, anche se volevo intendere che sono insopportabili).

E se non sono colte? Quando incontriamo delle persone che ostentano un complesso di superiorità su concetti di cui sanno poco o addirittura niente, quello è il caso peggiore.

In questo caso la “sindrome” di cui si soffre è quella di Dunning Kruger, ovvero quella che ci porta a diventare medici, virologi, complottisti, politici, esperti di politica e di finanza (e lo esprimono soprattutto sui social).


Lettura consigliata: LA SINDROME DEL COMPLOTTO


Le reazioni che si hanno verso chi ha la sindrome di Aristotele (complesso di superiorità), dipendono molto dal nostro carattere e l’autostima: c’è chi li ignora totalmente, chi entra in competizione e poi si “innalza” al loro livello e chi si fa sottomettere, complice in questo caso, un basso livello di autostima.

Indipendentemente dalla nostra reazione, la cosa fondamentale è evitare che questa influenzi ciò che pensiamo di noi stessi ed evitare che tutto questo vada ad alterare il nostro equilibrio emozionale.

Il proverbio dice: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, quindi, impelagarsi in un’interminabile discussione con chi vuole avere sempre ragione e sentirsi superiore è inutile, oltre ad essere estenuante.

Riconoscere le proprie emozioni, saperle osservare e tenerle in equilibrio è una delle cose non proprio semplici, non sempre siamo in grado di gestirle autonomamente

Combattere il complesso di superiorità

Ora cerchiamo di capire che approccio usare con un una persona affetta dalla sindrome di superiorità, (chiaramente senza prenderlo a parolacce).

Proviamo a fare un esperimento, proviamo ad analizzare il presunto saccentello ma guardando il tutto dai suoi occhi, una specie di transfert, essendo anche pronti a scoprire che forse il saccentello potremmo essere noi stessi.

Il saccentello in esame nutre la sindrome di superiorità con la nostra insicurezza: più ci mostriamo dubbiosi, più lui insisterà. 

La nostra insicurezza è facile da percepire, numerosi segnali spingono il soggetto ad insistere già certo della vittoria.

  • Osserva i segnali fisici, come le braccia conserte, spalle strette, testa bassa e sguardo che evita di guardare chi abbiamo di fronte, fino al rifiuto del confronto stesso. 
  • Poi osserva quelli della comunicazione: discorsi tentennanti, difese “sterili” della nostra posizione, non supportate da una base forte, visibile nervosismo nel parlare.

Più mostriamo questi segni, più il soggetto in odore di superiorità aumenterà il suo potere su di noi. 

Come fare quindi per impedirlo?

Innanzitutto, evitiamo i comportamenti citati prima; a questo punto è meglio un sano silenzio, testa alta e impostiamo uno sguardo di sfida e una posizione forte (mento alto, petto in fuori e sguardo di sufficienza), evitiamo ogni segnale di cedimento qualunque cosa dica e, se il silenzio non basta e valutiamo di rispondere, facciamolo con una tono convinto.

Ora ti elenco alcune tecniche per contrastare il suo complesso di superiorità, leggi attentamente.

Se vuoi essere diplomatico perché non hai alternative o non puoi contrastare il soggetto per motivi diversi, l’unica strategia efficace in questi casi è interrompere la discussione, adducendo più o meno un pretesto e mettere in atto una “ritirata strategica” che lascia l’interlocutore spiazzato.

Prova a confonderlo

Inizia confondendolo, inizia a parlare a caso, inserisci temi paralleli ma che non c’entrano nulla con quello che lui sta dicendo e sostieni ragionamenti non attinenti. Tutto questo gli farà perdere il filo del discorso e renderà il saccente molto nervoso perché sei riuscito a diventare snervante ai suoi occhi. Tutto questo avrà un impatto positivo sulla tua autostima e se riesci addirittura alla conclusione della discussione del saccente, hai vinto.

Capita spesso che una reazione davanti al saccente sia quella di dargli ragione con la speranza che la discussione finisca subito. “Hai ragione, sì vero, giusto”, ma lui continua.

Dargli ragione

Prova invece a dargli ragione, ma allo stesso tempo vai fino in fondo per renderlo insicuro. Questa è una tecnica per chi è più determinato, più preciso e per chi lentamente vuole distruggere il saccente usando la sua “saggezza”.

Dai al saggio quello che vuole, ascoltalo, accetta le sue dichiarazioni e ad un certo punto appena trovi lo spunto per fare domande, inizia ad indagare, fai domande accurate su alcuni dettagli e scava sempre di più come se fossi un bambino curioso, fino a portarlo ad ammettere che non lo sa, o che non è sicuro. 

Il risultato sarà una doppia vittoria: ti sentirai “meno inferiore” vedendo il livello di superiorità dell’interlocutore diminuire e l’interlocutore stesso ti vedrà come una spina nel fianco per un futuro discorso. 

Spostare la conversazione

Cambia il terreno di gioco, cerca di spostare la conversazione su un argomento similare, parallelo, in cui ti senti più forte. Il punto di forza di questa tecnica è non desistere ed evitare che il saccente ti riporti sul suo binario. Anche se non riuscirai a fargli cambiare discorso, alla fine si saranno generate due discussioni su due argomenti diversi e il saccente sentendosi solo cesserà di parlare e questo, per te, è comunque una vittoria.

Abbandona la discussione

Abbandonare con indifferenza cercando di sminuire l’importanza della discussione. Questa tecnica è molto coraggiosa ed è quella che adoro. È una tecnica che spesso irrita molto chi è affetto dalla sindrome di Aristotele.

Consiste nel mostrare una costante noncuranza, indifferenza assoluta e sufficienza. Il soggetto resterà convinto della sua superiorità e del suo sapere ma tu risulterai, per il futuro, un soggetto “con cui non si può parlare!”, chiudendo definitivamente con quella persona ogni tipo di comunicazione futura.

zaino con scritta

Sei certo di non soffrirne?

Dopo tutte queste belle spiegazioni, hai trovato un attimo per fare un attento esame di te stesso? Magari non sei affetto dalla sindrome di Aristotele ma dimostri qualcosa che merita la tua attenzione:

  1. Inflessibilità: Essere irremovibili sulle proprie opinioni o convinzioni, non considerando altre prospettive o punti di vista.
  2. Arroganza: Mostrare una forte fiducia nelle proprie idee, al punto da sembrare arroganti o presuntuosi agli altri.
  3. Chiusura mentale: Essere riluttanti o incapaci di cambiare idea o di accettare nuove informazioni o evidenze che potrebbero contraddire le proprie opinioni.
  4. Disaccordo: Generare controversie o conflitti con gli altri a causa dell’insistenza nel sostenere di avere ragione.
  5. Mancanza di autocritica: Non riconoscere i propri errori o sbagli, attribuendo sempre la colpa agli altri o alle circostanze esterne.
  6. Difficoltà nelle relazioni interpersonali: Essere visti come una persona difficile o poco collaborativa a causa dell’atteggiamento di avere sempre ragione.
  7. Fermezza: Mantenere una posizione salda su determinati principi o valori.
  8. Determinazione: Essere fortemente determinati a raggiungere un obiettivo o una meta, nonostante gli ostacoli o le sfide.
  9. Perseveranza: Continuare a sostenere una causa o una posizione, nonostante l’opposizione o l’indifferenza degli altri.
  10. Testardaggine: Rifiutare di cambiare idea o adattarsi alle circostanze, anche quando sarebbe più ragionevole farlo.

Concludendo

Dopo questa parentesi su come combattere la superiorità, facciamoci però serenamente un esame di coscienza: per fortuna di complessi di superiorità ne soffriamo un po’ tutti.

Magari non è una sindrome manifesta, ma c’è per tutti noi qualcosa in cui crediamo di esser bravi e di saperne più degli altri: per esempio quando ripariamo qualcosa che sembrava definitivamente rotto o quando acquistiamo un nuovo televisore che, secondo noi, per le sue caratteristiche è il migliore al mondo e passiamo la serata a rintronare i nostri amici che magari ne possiedono uno migliore del nostro.

Anche solo quando ci lamentiamo della nostra vita e di non credere in noi stessi, pecchiamo del complesso di superiorità perché riteniamo la nostra incapacità o sfortuna sempre superiore a quella degli altri.

Per cui rilassiamoci, beviamo un buon caffè e convinciamoci che agli occhi di qualcuno anche noi soffriamo della sindrome di Aristotele e anche noi abbiamo un complesso di superiorità.


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